
PARTECIPAZIONE COSA, CHI, PERCHE' E CON QUALI METODI ?
I cittadini in numero sempre crescente chiedono di essere sentiti, di poter partecipare e influire sulle questioni pubbliche.
A livello locale, nel proprio comune è più facile coinvolgere i cittadini nella formazione della volontà politica e nelle decisioni per via referendaria.
Il sistema rappresentativo non viene messo in questione, ma solo integrato e completato. Come possono essere rilevati i bisogni e le posizioni dei cittadini, come possono confluire le loro proposte nei processi decisionali della politica comunale?
A questo scopo è stata sviluppata tutta una serie di metodi, che non di rado si assomigliano o coincidono.
A titolo di breve introduzione chiariamo alcuni aspetti di fondo della partecipazione dei cittadini e diamo un prospetto completo dei metodi presentati nei passi successivi.
COSA INTENDIAMO CON PARTECIPAZIONE DEI CITTADINI ?
Si tratta sempre di metodi che consentono l’informazione, la consultazione e la decisione dei cittadini interessati, su questioni di interesse pubblico, quindi argomenti politici, non importa se si tratta di progetti singoli o lo sviluppo del Comune nel suo insieme.
Questi metodi vanno impostati e disciplinati con regole chiare, di norma con ordinanza comunale oppure nello stesso statuto comunale. La partecipazione presuppone un buon livello di informazione, la trasparenza dell’amministrazione e una facilitazione, cioè essendo perlopiù metodi di gruppo, questi processi richiedono un accompagnamento da parte di professionisti in un ruolo neutrale.
I cittadini sono titolari di diritti di informazione e di accesso ai dati amministrativi, stabiliti attraverso lo statuto comunale.
Da parte sua, l’amministrazione comunale ha doveri precisi di informazione e di trasparenza, imposti dallo statuto.
La partecipazione si svolge sui seguenti quattro livelli:
- Informazione (la politica e l’amministrazione informano i cittadini)
- Consultazione (i cittadini vengono consultati dai politici, i cittadini interpellano
i politici) - Coinvolgimento attivo (dei cittadini nei processi decisionali)
- Decisione (decisione diretta e conclusiva dei cittadini)
CHI DOVREBBE POTER PARTECIPARE ?
Nella maggior parte di questi metodi i cittadini partecipano a titolo individuale come membri responsabili di una comunità (gli abitanti di un Comune) con le proprie opinioni e proposte. In alcune procedure partecipative si presentano come rappresentanti di un gruppo di interesse (associazione, categoria sociale-economica, ONG, impresa, istituzione pubblica). In altri metodi partecipativi entra in gioco un altro gruppo: gli esperti.
D’altronde è proprio la partecipazione attiva che comporta la maggior comprensione di un problema anche fra cittadini ‘medi’, che conoscono il loro contesto sociale tanto quanto gli esperti.
Il gruppo di cittadini ‘accreditati’ alla partecipazione in gran parte dei metodi di democrazia deliberativa non è limitato alle persone iscritte nel registro degli elettori, ma comprende tutte le persone residenti in un comune a partire da un dato limite di età, e indipendentemente dal possesso della cittadinanza italiana.
I diritti referendari competono solo alle persone aventi diritto di voto nel relativo Comune, ma l’età minima richiesta per il voto attivo all’interno dello statuto comunale può essere ridotto (per es. a 16 anni).
Spesso in Italia, parlando di partecipazione dei cittadini, si cita la ‘Società civile’, termine con cui si intende la società organizzata in associazioni, categorie, ONG, cioè tutti i gruppi di cittadini possibili, fatta eccezione per le istituzioni pubbliche.

PERCHEì DOVREBBE ESSERCI PIU' PARTECIPAZIONE ALLA POLITICA ?
Piu' legittimazione politica
Dal punto di vista teorico con più partecipazione dei cittadini si rafforza la legittimazione delle decisioni politiche. Se il sovrano, cioè i cittadini, nell’ambito di un referendum popolare decidono in prima persona, la legittimazione è al suo massimo, perché in una democrazia la collettività dei cittadini è il soggetto politico supremo. In breve: la partecipazione diretta del sovrano in una democrazia è un diritto, partendo dall’informazione fino alla decisione referendaria.
Più responsabilità
Da un punto di vista pragmatico con più partecipazione dei cittadini è possibile coinvolgere più persone nella scelta della soluzione, quindi li si rende corresponsabili.
In più si crea anche più comprensione dei problemi e del ruolo dei politici comunali e dell’amministrazione, e di conseguenza una collaborazione e maggiore fiducia reciproca fra i vari attori.
Più rappresentatività
Attraverso la partecipazione dei cittadini aumenta la qualità della democrazia.
La politica diventa più rappresentativa, perché i partiti spesso riflettono solo parzialmente le posizioni e le opinioni presenti nella popolazione. Le minoranze riescono a farsi notare di più rispetto gli organi rappresentativi già ‘filtrati’.
Più comunicazione
La politica diventa anche più comunicativa: i cittadini possono confrontarsi nel dialogo pubblico, chiarire divergenze, accordarsi fra di loro. Per arrivarci è necessario aprirsi, saper ascoltare, essere tolleranti, riuscire a pensare al di là del proprio gruppo.

Più giustizia
Più partecipazione porta a una maggiore integrazione sociale. Gruppi lontani dalla politica e cittadini singoli che si sentono esclusi possono essere coinvolti anche in forma mirata. La politica attraverso la partecipazione diventa più equa sul piano del processo perché ognuno può inserirsi anche se non è dotato di potere finanziario o mediatico. La partecipazione diretta, inoltre, per i cittadini ha anche un effetto duraturo come formazione civica.
Più dialogo
La maggior parte dei metodi di partecipazione mettono al centro il dialogo e la discussione su questioni politiche. I cittadini si incontrano e si confrontano con i politici a pari livello, cioè in qualità di membri di pari diritti di una comunità costituita in forma democratica. Non solo si prende atto delle posizioni e delle valutazioni dei concittadini, ma si riesce anche a capire meglio il concittadino che si ha di fronte.
I conflitti vengono affrontati in maniera più seria, partendo dai fatti e controllando le emozioni. Anche se alla fine non si arrivasse al consenso, metodi partecipativi ben concepiti permettono maggiore dialogo e comprensione reciproca. Ognuno ha gli stessi diritti di intervenire e di essere sentito.
Una democrazia più moderna
Fra tante altre ragioni, una in particolare va sottolineata. Metodi partecipativi ben organizzati rendono il sistema rappresentativo più democratico. In una democrazia viva non contano solo i risultati della politica, cioè l’output, ma anche il processo. Un concetto più moderno di una democrazia più integrale non può esaurirsi nel solo atto dell’elezione di rappresentanti. Benché a livello dei media conti sempre la forza e l’efficacia dei governanti, la governabilità, la vera forza della democrazia, risiede nel processo, al quale devono poter partecipare tutti. Nel processo partecipativo i problemi possono essere discussi pubblicamente da vari punti di vista per trovare una soluzione condivisa, se necessario ricorrendo alla votazione popolare. Se questo processo è gestito in forma equa e corretta, ognuno come cittadino può sentirsi rispettato e coinvolto, anche se il risultato o la decisione finale non è quello più gradito o preferito.
Quando si suggerisce di avviare un processo partecipativo?
- Quando un problema politico non può più essere risolto dai soli politici.
- Le decisioni vengono poste su una base più ampia.
- Quando ci vuole un circolo più ampio di cittadini a riflettere sullo sviluppo a medio e lungo termine e su decisioni di ampia portata del proprio Comune.
- Se un Comune desidera trovare più coesione sociale e politica facendo partecipare tutti e non solo le élite.
- Quando si tratta di varare una decisione consensuale, avvallata almeno dalla maggioranza della popolazione.
- Quando si tratta di ascoltare anche gruppi di iniziativa dal basso e persone e gruppi interessati.
- Quando si tratta di dare ai cittadini la possibilità di influire direttamente sulla gestione del loro quartiere, del loro ambiente, del loro spazio socio-ambientale.
Quale Metodo andrebbe scelto?
Qual è il Metodo più appropriato fra i tanti metodi di partecipazione a disposizione?
Ai fini di un processo partecipativo concreto, questo dipende:
- dal quesito o problema posto
- dal numero di partecipanti
- dal tempo a disposizione
- dal grado di approfondimento del processo partecipativo, cioè dal tipo di processo: informativo, consultivo, decidente
Anche la combinazione di più metodi o l’applicazione di alcuni elementi di un determinato metodo può essere una scelta ragionata. La stessa scelta e combinazione di metodi può già far parte del processo di partecipazione.
Nella presente guida sono stati selezionati 12-13 metodi di partecipazione deliberativa partendo da un totale di almeno 30 metodi oggi praticati a livello comunale nei paesi europei e nordamericani.
Nella pratica della politica comunale ne esistono ancora di più, però a volte lo stesso metodo reca sigla o nome diverso.
La “Democrazia Deliberativa" integra la democrazia diretta
Luigi Bobbio, analizzando il Dibattito pubblico sulla Gronda autostradale di Genova (Il dibattito pubblico sulle grandi opere. Il caso dell’autostrada di Genova, in Rivista Italiana di Politiche pubbliche, n.1, 2010, p.140), osserva come la ricorrente critica sul carattere meramente “consultivo” di molti processi partecipativi sia in realtà infondata: “..a parte il fatto che è impossibile immaginare come una sede informale e aperta possa prendere decisioni vincolanti per la collettività (…), la mancanza di potere decisionale costituisce al contrario un’importantissima risorsa. Consente un confronto più aperto e vitale; libera la discussione dall’impaccio della formalità. È vero, naturalmente, che alla fine il proponente potrà scegliere in piena autonomia quali proposte accogliere e come, ma – dopo un confronto ricco, teso e articolato – non avrà particolare interesse a trascurare le ragioni portate avanti da un territorio su cui dovrà lavorare negli anni successivi. Caso per caso si dovrà esaminare il grado di influenza che il dibattito è riuscito ad avere sulle decisioni finali.” Alcune caratteristiche di fondo segnano la democrazia deliberativa. Luigi Bobbio ne ha sottolineato soprattutto le seguenti tre. Primo, non necessariamente, ma potenzialmente è in grado di sortire delle decisioni politiche migliori. Nel dibattito pubblico i problemi vengono discussi pubblicamente e si aprono nuove soluzioni al problema posto. Secondo, le decisioni acquisiscono una legittimità maggiore, se preparate in maniera deliberativa, dato che non vengono prese da un piccolo gruppo ristretto ed elitario, ma da un gruppo più ampio di partecipanti. Una parte di questi cittadini forse non condivideranno la decisione finale, ma almeno tutti riconosceranno la legittimità del metodo applicato. Terzo, ma di rilevante importanza per il nostro intento: la democrazia deliberativa
promuove le “virtù civiche, in quanto i cittadini imparano ad ascoltarsi, a far valere tolleranza e a costruire una fiducia reciproca.”
La “DEMOCRAZIA DELIBERATIVA” può essere definita come una procedura decisionale che è democratica in quanto inclusiva e che è deliberativa in quanto si fonda sullo scambio pubblico di argomenti e di ‘buone ragioni’: qualcosa di molto diverso, dunque, dall’idea che i cittadini, immediatamente e direttamente, possano ‘decidere’. La legge toscana promuove processi partecipativi che abbiano determinati requisiti che si avvicinino quanto più possibile a questo ideale, cioè ad una pratica della partecipazione come confronto pubblico in forma di dialogo e dibattito. In pratica, naturalmente, è sempre difficile raggiungere pienamente tale ideale; ma – intanto – cercare di approssimarsi a esso permette di migliorare la qualità della partecipazione”.

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